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Toni Fachini

i libri:

virgola La virgola nell'orologio

120 p., € 12,00
Stellefilanti
Effigie, ISBN: 88-89416-00-9

Sembrano spesso provvisoriamente ritagliati sullo stile di vita e sulla trama intima della saga di una stirpe eccentrica e cosmopolita questi “racconti di vita” di una figlia ribelle, nomade e inquieta, che ha scelto come amorosa prigione gli affetti familiari e la casa friulana dei nonni paterni, quando torna al foghèr dai suoi vagabondaggi – e vi torna sempre. Qui, fino a quando i destini individuali non la sfoltiscono, va in scena la tribù: i nonni burberi; una madre in balìa degli eventi; un padre amato, teatrante e irresponsabile; fratelli imprevedibili, soprattutto il prediletto Sebastian, “Seba”, caro agli dèi e perciò destinato a morire giovane, ma non prima di avere inaugurato la nuova generazione; infine parenti, amici, comparse di una notte, domestiche e cani. Poi di nuovo le fughe, lontano da ogni sicurezza, la deriva di scombinate vacanze o di lavori occasionali in Spagna, come insegnante di italiano nel losco istituto privato del signor Augh, o come goffa entraîneuse in una Barra Americana; oppure altre dimore, ospite curiosa di amici sballati nella mitica Bologna, o malata in uno scalcinato ospedale. Ciò che non cambia sono le sbronze, le canne, la ricerca avida d’emozioni forti – insomma la «disperazione» che il padre ha passato nel sangue dei figli. Giorni provvisori, appunto. Toni Fachini rappresenta solo se stessa e i suoi, intende soprattutto marcare la sua irriducibile identità («Finisco per comportarmi così con tutte le persone che mi piacciono, sparare subito qualcosa che arrivi dritto nello stomaco, qualcosa di molto personale. Vado al sodo, mi faccio conoscere»). E questo vale anche per il suo stile, da subito inconfondibile.

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ascensore Ultimo piano senza ascensore

15x24 con risvolti, pp. 160 € 16,00
ISBN 88-89416-35-1
le Stellefilanti - narrativa

Un anno dopo La virgola nell'orologio , Toni Fachini torna in libreria con 12 nuove e sorprendenti narrazioni “randagie”, dure e autobiografiche, che raccontano con ironia la fatica di vivere dentro una solitudine agghiacciante. Sono qui ripresi i momenti cruciali di una vita vissuta tra luci e ombre (soprattutto ombre), in cui l'autrice ha dovuto cercare e trovare dentro di sé la forza per risalire la china, fino all'ultimo gradino, col fiatone, strisciando e lottando. E ci è arrivata sempre, grazie a un amore per la vita forte quanto la disperazione. Il volume si apre col suo “suicidio” a soli 16 anni ed è chiuso da un viaggio in Germania, il più disperato, l'ultima spiaggia prima di decidere se cambiar vita o farla finita davvero. Alcol e psicofarmaci l'accompagnano nei suoi vagabondaggi, tra crisi d'astinenza, lavori qualsiasi, incontri con invisibili persone comuni, che i suoi occhi vestono di leggenda. E ancora la famiglia amata e odiata, dalla quale le è impossibile staccarsi. Dopo il successo di pubblico e critica dei suoi primi racconti (un libro «così bello e bruciante...», ha scritto Carla Benedetti sull'Espresso; e gli ascoltatori di Fahreneit lo hanno premiato come uno dei migliori libri del 2005), il modo di narrare «vivo, incisivo, aderente alla vita in tutti i suoi momenti» di Toni Fachini  trova, con questa seconda opera, una felice conferma.

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dal settembre 2007:

Trovate nelle librerie : PRONTI PER EINAUDI antologia di narrativa di tendenza

PRONTI PER EINAUDI a cura di Maria Sole Abate

Luigi Mascheroni, Davide Brullo, Marco Missiroli, Barbara Di Gregorio, Marco Candida, Flavia Piccinni, Paolo Sortino, Toni Fachini, Andrea Caterini, Massimo Gardella, Francesco Borgonovo, Davide Bregola, Laura Sergio, Matteo De Simone, Yuri Leoncini, Guido Genovesi, Lucia Burello, Annalisa Casagrande, Enrico Piscitelli, Michele Vaccari, Mauro Suttora, Claudio Marrucci, Stefania Bergamini

ISBN 978-88-6063-082-7 9 7 88 8 6 0 6 3 0 82 7 Pronti per Einaudi EURO 14.00

vivimilano (un pò + di 60 in questa pagina!)

LUCIFERO

Esce tardi, profumo di dopobarba, occhi gonfi. Accende una sigaretta, comincia a camminare. Sul ponte incrocia una ragazza, tre mostrini vociferano intorno, E tu! Non ridere!, sbotta burbera, lui si gira, ah ecco, diceva al cane. Il sole tramonta dietro al Monumentale, l'uomo attraversa. Aspetta il tram. Con passo ozioso raggiunge il palo arancio degli orari. LUCIFERO CULO. Attraversa il vetro in diagonale. Solito pennarello nero. Sorride, segna sul notes. Da anni vede quelle scritte ovunque, dentro le stazioni della metro, alle fermate degli autobus. Vicino alle chiese: FRATI CULI. Sempre la stessa calligrafia piccola in stampatello, la u che sembra v. Il primo rilevamento a Cadorna sullo scivolo tra due scale mobili, LUCIFERO PIRLA, poi a Pasteur sulla pianta topografica, LUCIFERO BESTIA. Cercarle è diventata una fissa, darebbe un mese di pensione per sorprenderlo, veder la faccia. Come lui attraversa Milano instancabile. Costante. Ce l'ha col clero e col culo. Forse pecca e poi si pente. Comunica. Anche l'uomo ha cominciato a viaggiare, ha scoperto la curiosità. Una vita intrappolato nel circuito casa-lavoro-spesa. Finita. Mangia quando ha fame, dorme quando è stanco, quando diventa matto esce. Monta su un mezzo, vagabonda. Troppo pigro per passeggiate. Contempla. Girandola di volti che salgono e scendono, sciure con le borsette sulle ginocchia, fiumane di studenti urlanti, orchestrine zingare, amiche del sabato, mamme, bambini, amanti, gente che lavora, gente di tutte le razze. Assorbe frammenti di vite altrui, osserva, ascolta, immagina. Come al cine. Arriva sferragliando il 29, s'accomoda sulla panca di legno del salotto itinerante. Lucifero lo fa correre troppo, si sta consumando. Stasera riposo, tregua. Cullato da lingue che non conosce e suonerie di cellulari arriva al capolinea e ritorna più volte. Sbadiglia, poco movimento, è domenica. Come se l'avesse punto una vespa di colpo scende. s'avvia verso la metro, passa le sbarre, scende ancora. Occhi vigili setacciano ogni superficie, eccolo! Sul distributore della Coca: LUCIFERO PORCO, lo sentiva. Gli batte il cuore, prende nota, ieri non c'era. Monta sul treno in arrivo. Scende a ogni fermata fino a Lambrate, esplora i sotterranei. Risale, cambia direzione, incrocia le altre linee. È vicino, lo sente. La febbre della caccia avanza con la notte. Finché quasi gli viene un infarto, s'impone di risalire in superficie, basta. Aspetterà un tram che lo porti a casa, sta davvero esagerando. Guarda se è rimasto un City da leggere al ritorno. Vai! LUCIFERO CULO INFAME BARBONE. All'interno del contenitore vuoto. Inchiostro fresco. Corre fuori come un pazzo tenendosi il cuore. Un barbone steso sui gradini del Piccolo Teatro. Turisti intorno all'Edicola. Un controllore dell'ATM e un pachistano col mazzo di rose rosse alla fermata dei tram. Li studia ansimante. Torna a scendere. Nessuno. Risale. Di sotto, nella cabina delle foto scatta il flash 4 volte, due piedi si muovono, la mano apre la tendina. Domani il nostro uomo scriverà sul notes: LUCIFERO LATRINA. Sgabello regolabile. Cabina foto. Lanza. Ora aspetta il 3 stravolto. Siede sotto la pensilina accanto a una suora, s'asciuga il sudore. Le sbircia le dita, se sono sporche d'inchiostro. È deluso, come ogni buon cacciatore sente l'odore della preda, stava per beccarlo. Eppure sa in cuor suo che non vuole che succeda. Si consola pensando che potrà cercarlo ancora. Per non trovarlo.

di toni fachini

INTERVISTE:

QUESTA INTERVISTA-RECENSIONE È APPARSA SU "STILOS" del 25 ottobre-7 novembre.

"STILOS" È UN QUINDICINALE DI LIBRI A DIFFUSIONE NAZIONALE ( che dovrebbe essere) PRESENTE IN TUTTE LE EDICOLE .

Toni Fachini "La virgola nell'orologio", Effigie, euro12,00, pag.115

Scheda libro : "Altri libertini" della nostra epoca, dopo aver rimosso i furori ideologici e i cascami intellettualistici che contraddistinguevano la vita dei loro fratelli maggiori negli anni '70, i protagonisti di questo La virgola nell'orologio ( titolo la cui eziologia scatologica costituirà certo una sorpresa per ogni lettore ) ricamano un disegno fedele di quel disagio esistenziale che, pur essendo caratteristica consustanziale all'universo giovanile, oggi pare conoscere una sua specie di epocale 'punto di non ritorno'. I 15 racconti che compongono questo libro, scritti da una outsider che sa usare magistralmente ed originalmente lingua e storie, colpiscono per la descrizione di questa disperazione generazionale, attraversata da improvvisi lampi di gioia pura, indecifrabile ed ostile ad ogni semplificazione socio-psicologica. Toni Fachini si addentra in questa effimera instabilità di tante esistenze, nella precarietà perenne degli affetti e degli incontri, in cui lo 'sregolamento di tutti i sensi' pare solo labile rimedio che non sa scongiurare le radici di un inestirpabile mal du vivre .

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RECENSIONE INTERVISTA: Prima è stata una firma illustre ed autorevole della critica italiana quale Carla Benedetti ad esprimere, dalle colonne dell'Espresso, un'ammirazione ai limiti dell'encomio solenne, scrivendo:" Raramente ho trovato in una scrittrice italiana un modo di narrare così vivo, incisivo, aderente alla vita in tutti i suoi momenti"; poi risultati di un sondaggio radiofonico, intitolato 'My favourite book',e promosso da una delle poche trasmissioni che non offendono la dignità intellettuale di chi ascolta, cioè Fahrenheit su RadioTre, che hanno inserito questo libro nella cinquina dei testi più amati e letti dal pubblico raffinato e colto di questa trasmissione pomeridiana. Scontata quindi la curiosità verso l' opera e l'autrice di questo "La virgola nell'orologio". Purtroppo, sul versante biografico, le striminzite note in terza di copertina soddisfano ben poco: "Toni Fachini(1958), d'origine basco-friulana , dopo un'esistenza spericolata, vive a Milano".Ed allora non resta che darsi alla lettura di questi 15 racconti che giustificano appieno le ragioni sia della critica highbrow che quelle, più lowbrow, del pubblico radiofonico: infatti, sin dalle primissime pagine, il racconto di queste esistenze caotiche e disordinate, febbrili e maledette, sempre in bilico tra depressione e vitalismo, tra solitudine e sensualità, cattura l'attenzione del lettore in virtù di una narrazione in presa diretta, in cui l'accensione picaresca e giocosa lascia spesso la scena ad una specie di voluptas dolendi, che colpisce tutti gli attori di questa folgorante recita della giovinezza e della disperazione. La Fachini sa districarsi agevolmente dalle strette della confessione 'ombelicale' e narcisistica, dilatando la materia del narrato fino a miniaturizzare un'autobiografia generazionale, senza titillamenti pseudogiovanilistici o sociologismi d'accatto, ma descrivendoci chi sono e come vivono questi "Altri libertini" dei tempi nostri. Sembrano racconti narrati davanti ad un tavolo da pub, tra deliri alcolici e disperazioni immedicabili, in cui la sorgiva vena affabulatoria è continuamente eccitata da un gusto irridente e contagioso per l'effetto a sorpresa, per l'invenzione che deve épater le bourgeois, per l'iperbole vitalistica, che pare scongiurare quella china malinconica e quel tedio esistenziale da cui tutti gli attori di questa scena in perenne movimento paiono minacciati . Ci vorrebbero le matite di Pazienza per tratteggiare la gaudente débauche di questo gruppo di personaggi oscillanti tra follia, miseria e genialità, alla perpetua ricerca delle situazioni più bizzarre e buffe, sempre ad un passo dalla disperazione e dalla sofferenza più cocente. Una sorta di Festa mobile perpetua, vissuta in una Madrid stralunata e periferica oppure fra le lande di un Friuli in cui la centralità arcaica del 'foghèr' pare minacciata, ma non sconfitta, dalla proliferazione dell'anonimità dei non-luoghi, una Festa popolata da un coro ebbro di cani, fratelli, amici, familiari, bevute, sesso. Gioia e disperazione si alternano nel passaggio di una riga, in un frenetico passaggio di personaggi e vicende, che spesso riescono strappare il sorriso e/o la lacrima.: "lo voglio questo dolore, m'aiuta a spurgare l'amarezza che m'opprime" e poi " stiamo già ridendo, siamo fatti così, solo la capacità di parlare e ridere di tutto ciò ci ha salvati dal disastro". È curioso poi notare come gli scapigliati antieroi di queste pagine trovino proprio nella famiglia e nella casa parentale (" un porto franco dove poteva accadere qualunque cosa") l'unico approdo possibile in tanto nomadismo d'affetti e luoghi: domina, da questo punto di vista, quello che pare l'origine di questo mal du vivre, ovverosia la figura di un padre la cui fragilità emotiva è ingigantita dal narcisismo esibizionista e dall'incapacità di offrire autorevolezza o modelli in positivo.

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